Time is running out”, il tempo sta scappando, e ci può lasciare alle sue spalle.

Si pensava fosse solo una strofa cantata in una canzone (e che canzone) dal ritmo incalzante e promettente, ma già ai tempi questi Muse ci avevano visto lungo, fiutando l’arrivo incombente di una nuova era, fatta di cambiamenti e rivoluzioni.

Ed è proprio questa rivoluzione, questo “stare al passo con i tempi” ed essere innovativi che ha abbracciato in pieno la band, catapultandola al successo che noi tutti oggi conosciamo.

Chi l’avrebbe mai pensato che tre giovani musicisti di Teignmouth (UK) avrebbero tracciato una nuova scia nella musica, profilando non solo un nuovo genere musicale, ma aprendo addirittura le porte verso una nuovissima concezione di questo mondo, proiettato su una società antica e statica.

Non sono qui oggi per scrivere una biografia sulla band inglese, e nemmeno per recensire il loro ultimo concerto tenutosi a Torino (al quale fortunatamente ho assistito); essendo musicista e occupandomi di social media, preferirei piuttosto analizzare l’evoluzione che i Muse hanno avuto, sia dal punto di vista musicale che di immagine e di comunicazione.

Se dovessi descriverli con due aggettivi sicuramente direi “unici” e “di tendenza”.
Sì perché è proprio questa la chiave che sta dietro a tutto, questo fiuto verso le novità, i nuovi trend, e la propensione a cavalcare queste onde pur mantenendo salda e solida la propria identità.

Distinguendosi fin dagli inizi grazie ad un sound originale, contemporaneo, e ad un’energia sprigionata durante le esibizioni live, questi tre giovani hanno saputo consolidare il proprio brand creando intorno alla loro musica un’aurea magica, quasi aliena, caratterizzata da un‘immagine forte, d’impatto, stravagante ma al contempo cool.

Il cambiamento è stato graduale, facendosi notare sempre più album dopo album, raggiungendo una sorta di ufficializzazione alla pubblicazione del loro quarto album “Black Holes and Revelations” nel 2006.

I Muse non solo erano un gruppo che faceva ottima musica e produceva bei CD, ma erano una realtà solida, seria che trasmetteva garanzia e sicurezza.

Ne deriva la sperimentazione, applicata alla musica e allo show proposto su palco.
Mega costruzioni, architetture epiche, piramidi di luci, acrobati, degli show indimenticabili ed emozionanti sono ormai il leitmotiv del trio, che tutt’ora riesce a creare altissime aspettative nei confronti dei fan e che, soprattutto, tutte le volte le soddisfa.

Gli stessi componenti erano cambiati, presentando un nuovo look, più elegante ma allo stesso tempo stravagante.

Del resto, nessuno si sarebbe mai immaginato di vedere un Matthew Bellamy, che ai tempi spaccava chitarre e saltava su batterie, vestito in pantaloni, giacca elegante con perline rosse e scarpe a punta.

Da quanto sto scrivendo sembrerebbe che tutto ciò che i Muse fanno è oro, e forse è proprio così.

Gli stessi fan non hanno risentito di questi cambiamenti durante la loro carriera, ma al contrario sono aumentati, grazie soprattutto all’apertura del trio verso un target di pubblico molto ampio, che va dall’invasato di rock estremo, al dj appassionato di elettronica, fino ad arrivare all’orecchio delicato della musica classica.
Il tutto incorniciato da una forte comunicazione, efficace e vincente, che ha saputo tenere ben solido il legame tra band e pubblico.

Già dieci anni fa ad esempio era possibile salire sul sito Internet del gruppo e con un semplice clic poter dichiarare di avere assistito ad una data di un determinato tour. Sono queste le piccolezze che riescono a creare intorno a un marchio una community di affezionati.

Attualmente i Muse sono una delle band più forti dal punto di vista social, il semplice fatto che un loro show passato mandato in onda una sera in televisione è stato tra gli hashtag di tendenza su Twitter del giorno dopo lascia pensare.

Del resto, come ha dichiarato il nostro webdev Massimo Cinquini, fan sfegatato del gruppo, ”ai tempi mi ero iscritto a Twitter solamente perché i Muse lo usavano e comunicavano le loro news”.

Sono la band del momento, riescono ad andare contro tutti seguendo le mode, possono permettersi di fare tutto ciò che vogliono e nessuno rimarrebbe deluso, penso che siamo di fronte non solo ad un gruppo musicale di successo, ma ad un vero e proprio caso di studio dal punto di vista della brand awarness e satisfaction.

Non ci resta che goderci i prossimi lavori che queste muse ci proporranno, sperando che possano continuare ad ispirarci con la loro musica ancora per parecchio tempo.