Architettura, Arte, Design e Moda: contaminazioni anni ’80 dalla Tv al Web

“..la via d’accesso ad una città non è più una porta o un arco di trionfo, ma un sistema d’ascolto elettronico, la presenza degli utenti ricorda più quella di interlocutori in transito permanente che quella di abitanti , di residenti privilegiati…”.
Paul Virilio in ” L’Espace critique”,1984

A partire dalla fine degli 80 le trasmissioni televisive di maggiore tendenza non prescindono dall’associazione moda, design, arti e architettura: ognuna è contenitore dell’altra: matrioske massmediatiche di nuovi tentativi di recupero della creatività perduta.

In quegli anni lo stesso sviluppo del cosiddetto stile “Postmoderno” rappresenta un momento di ripensamento e di recupero della memoria tradizionale, come possibile rassicurazione verso un futuro che non corrisponde a nessuna immagine precostituita. Anche questa visione è predestinata ad entrare in crisi di fronte al modello di una società non prevista in cui la produzione industriale cede il posto alla metamorfosi della tecnologia informatica.

L’architettura propone un’unità delle arti che è simultaneamente dinamica e teatrale, una liberazione esistenziale, che rivela la loro piena efficacia emozionale e il loro potere sulle emozioni: ormai tutto quello che è riconducibile ad atto creativo è in piena sinergia con il contesto spaziale (reale o virtuale che sia) dettato dal design e dall’architettura.

Dagli anni 80 il mondo del palinsesto massmediatico contemporaneo ha ereditato la capacità di mixare stili e contenuti diversi servendoli in contenitori all’apparenza ben confezionati ma di fatto ripetitivi e senza particolari di rilievo.

contaminazioni-anni-'80-dalla-Tv-al-Web.

Trasmissioni, riviste ed eventi sfilano veloci e senza rimpianti verso il nulla lasciando scie impercettibili di novità nella comunicazione. Il format ormai è il vero grande fratello al quale si inchinano tutti in nome dell’audience a breve termine e di fronte al quale si prostrano o si rassegnano gli autori.

Salvo rare eccezioni, quali ad esempio “Passepartout” con Philippe Daverio, la maggior parte delle trasmissioni trasversali che parlano d’arte, architettura, moda o design lo fanno in modo leggero, poco incisivo e ridondante ricorrendo alla commistione tra le arti quasi fosse l’unica panacea per giustificare e sopperire alla mancanza di contenuti forti.

Ed è così che, forse più dal punto di vista dell’autenticità dei contenuti che dal punto di vista della qualità ha avuto vita facile il mondo del web dove complice la “democrazia delle opinioni” si è assistito negli ultimi anni al fiorire di blog tematici che si sono ritagliati un rispettabile spazio nel mondo della comunicazione contemporanea.

Se è vero che le piattaforme social si nutrono dunque di questa nuova linfa, è cosa nota che, l’entertainment dei social network sia ancora fortemente legato a quello che gli spagnoli colloquialmente chiamano la caja tonta (sic) ovvero il televisore.

Non è un caso, che i programmi più citati e commentati sul web siano quelli legati al Cibo, altro tema crossover caro agli italiani, che “contaminando” praticamente ogni trasmissione è l’humus ideale per il prossimo Expo 2015 dedicato proprio all’alimentazione. Ma questa è ovviamente un’altra storia.