Chi cura la mucca marrone?

I social network sono profondamente cambiati negli ultimi anni: nati e prosperati grazie a precise comunità digitali, attente e informate nel proprio ambito sociale e lavorativo, si sono allargati ad una base maggiore grazie soprattutto all’evoluzione tecnologica del mercato mobile.
Se infatti agli esordi, era necessario possedere almeno un computer per potervi accedere (il che presupponeva un minimo di “cultura” tecnologica e di netiquette) oggi chiunque ha alla propria portata Facebook, Instagram, Twitter e qualsiasi altra piattaforma social sul proprio smartphone.
Questo ha portato ad una proliferazione di contenuti e purtroppo anche ad un’involuzione del linguaggio comunicativo.

La regressione qualitativa di quanto viene trasmesso attraverso il web non è altro che lo specchio di un decadimento culturale operato già da anni dagli altri mass-media; dalla carta stampata alla televisione la rincorsa al sensazionalismo a tutti i costi ha portato gli autori a produrre contenuti sempre più trash, la cosiddetta stampa e tv spazzatura.
D’altro canto se i social sono nati affermando l’importanza della parola di ogni singolo individuo sono diventati poi l’emblema della massificazione dove ogni opinione, anche su argomenti molto tecnici e specifici, pare avere lo stesso valore.

Dobbiamo essere mucche viola in un mondo di mucche marroni

Nel suo libro più famoso (Seth Godin, La mucca viola. Farsi notare (e fare fortuna) in un mondo tutto marrone Sperling & Kupfer, 2004 ) Seth Godin ci insegnava come diventare delle mucche viola in un mondo di mucche marroni. Ma molte attività al giorno d’oggi sono ancora delle placide mucche marroni. Noi dobbiamo prendercene cura e far si che anche loro possano pascolare con tranquillità nei prati verdi del web.

distinguersi nella comunicazione digitale

L’importanza di avere autorevolezza e reputazione

Anche le aziende che negli ultimi anni potevano profilare in modo piuttosto preciso le proprie offerte di beni e servizi si sono ritrovate a dialogare ormai con un pubblico annoiato e ubriacato dalla mole di informazioni spesso contraddittorie propagate dai social.
Nell’epoca della post verità, ovvero in un mondo dove i fatti oggettivi sono meno influenti delle convinzioni personali, è ben difficile per un’azienda orientarsi per riconquistare la cara e vecchia “fiducia del consumatore”.
Per fare questo è necessario più che mai avere autorevolezza e reputazione.
Per emergere in un mondo digitale dove la verità “accaduta” ormai non conta più nulla ma contano solo le reazioni, le emozioni ed i commenti “a caldo” a quanto accade è necessario costruire e difendere nuovamente la nostra credibilità.

Ha ancora senso quindi utilizzare i social per promuovere la propria attività?

Se la domanda implica un’analisi accurata, una strategia continuativa e delle tattiche programmate allora la risposta non può che essere positiva.
Se invece presuppone solo dei tentativi caserecci basati solo su qualche articolo o tutorial del social guru di turno allora è meglio lasciar perdere.

Quindi come può un’attività approcciarsi in modo profittevole alle piattaforme social?

Prima di tutto deve porsi delle domande. Semplici e mirate per capire come non perdersi in inutili sprechi di tempo e denaro. Per prima cosa capire l’obiettivo primario. Senza giri di parole, capire cosa voglio dalla gestione dei social in una sola risposta: ad esempio, aumentare le vendite online oppure conoscere persone interessate alla mia attività o ancora promuovere il mio punto vendita sul territorio.

Qual è il mio pubblico-target?

Del mio pubblico devo sapere tutto: cosa fa, cosa compra di solito, che posti frequenta, quanti anni ha, che studi ha fatto etc. Devo saperlo perché in base alle sue caratteristiche adotteremo una diversa comunicazione basata su contenuti fotografici, tono di voce e differenti metodi di promotion mix.

Quale problema risolvo con la mia attività?

Ricordiamoci che al nostro pubblico il nostro prodotto o servizio non serve fino al momento fatidico nel quale si accorge che ne ha bisogno.
I bisogni ovviamente non sono solo dettati da necessità oggettive ma “si attivano” facendo leva su desideri magari nascosti ma non per questo meno reali.

E quindi, per poterci approcciare in modo corretto dovremo farci una domanda fondamentale.

In che cosa siamo unici nella nostra offerta?

Capire quindi dove stiamo portando della reale innovazione con il prodotto o il servizio che vogliamo proporre sui social. Fare “innovazione” non è solo una parola di moda ed inflazionata dalle start-up ma è soprattutto un modo per differenziarci dai nostri competitor. Non è necessario avere un ufficio di ricerca e sviluppo con persone in camice bianco per fare innovazione: è sufficiente concentrarci su alcuni dettagli della nostra offerta che faranno la differenza.

attenzione ai dettagli che fanno la differenza

Tutto questo presuppone tempo ed investimenti mirati. Per fare social media sono necessarie competenze verticali (grafiche, relative alla scrittura e comunicazione in genere), competenze tecniche digitali e conoscenza delle tecniche di marketing. Ma soprattutto bisogna conoscere bene la propria materia, il caro e vecchio know-how. Voi dovete essere gli ambasciatori della vostra attività: perché voi conoscete il vostro prodotto ed il vostro servizio e soprattutto sapete i vostri veri obiettivi.

Come vi possiamo aiutare?

Un’agenzia di comunicazione vi può affiancare ma non si può sostituire a voi: noi vi indicheremo la strada e, fornendovi gli strumenti di comunicazione più adatti, monitoreremo i risultati ottenuti. Dopo l’analisi strategica iniziale e consigliandovi tattiche diversificate, vi metteremo in grado di occuparvi del “contenuto” e della sua gestione. Non si può demandare la nostra presenza sui social così come non chiediamo ogni mattina a qualcun altro come dobbiamo vestirci, pettinarci o truccarci. Però, come avete il vostro negozio di fiducia o il vostro parrucchiere, potete avere un partner affidabile che saprà indicarvi la strada da percorrere. Passo dopo passo.

Michele Scarpellini
DIRETTORE CREATIVO