NFT e Digital Art

Il 12 marzo 2021 il mondo del digitale ha subito l’ennesima rivoluzione che ha coinvolto il mondo del mercato dell’arte. Quel giorno:

  • Christie’s ha messo all’asta e venduto per 69 milioni di dollari (diritti d’asta compresi) l’NFT di un’opera d’arte (“Everydays: the first 5000 days” di Beeple, pseudonimo del quarantenne americano Mike Winkelmann.).
  • Questa cifra fa del suo autore il terzo artista vivente più caro al mondo dopo Jeff Koons e David Hockney.
  • L’opera è stata acquistata da un programmatore di Singapore, Vignesh Sundaresan, noto con lo pseudonimo Metakovan e proprietario di Metapurse, ritenuto il più grande fondo di NFT al mondo.

Che cosa sono gli NFT?

Queste le premesse. Da allora sappiamo più o meno tutti che gli NFT, acronimo delle parole inglesi “Non-Fungible Token”, sono dei certificati di autenticità digitale legati alla tecnologia Blockchain (quella delle criptovalute per intenderci) e che possono essere acquistati e venduti come qualsiasi proprietà in specifici mercati ma che, a dispetto dei beni “fungibili”, non hanno una forma tangibile.
Data l’importanza della cifra viene da chiedersi quale sia la qualità estetica, comunicativa e culturale di quest’opera grafica e quale sia stato l’aspetto dominante di questa operazione, se la popolarità di Beeple sul web o le sue doti di illustratore.

Digital artist a confronto con visual e graphic designer

Il visual designer ed il grafico hanno attività che sono assimilabili a quella del digital artist e cosa hanno a che fare col fenomeno degli NFT?

Le domande che potremmo farci sull’argomento “progettazione grafica” sono innumerevoli proprio perché questa attività da secoli è parte attiva della comunicazione tra gli essere umani. Il termine indica chiaramente una pratica che prevede un pensiero progettuale e un’azione operativa.
Gli elaborati possono essere di qualsiasi natura: dal disegno di un logo alla redazione di un testo, dall’interfaccia di un’app allo studio di un impianto pubblicitario.

Ognuna di queste azioni prevede generalmente una serie di attività che vanno al di là del semplice “segno” grafico. L’opera di progettazione grafica è il frutto di ragionamenti interdisciplinari frutto di team progettuali dove materie umanistiche e tecniche si fondono per dar vita al processo creativo.

Quali sono i principi che governano questa tipologia di lavori?

Un lavoro di progettazione grafica generalmente prevede un cliente, un esecutore ed il destinatario dell’opera realizzata. Prendiamo ad esempio un logo. Il cliente è colui che commissiona il lavoro, ma il destinatario è la community che fa parte del settore nel quale opera chi ha richiesto il disegno del logo: clienti, fornitori, competitors, istituti di credito, services, possibili dipendenti e collaboratori etc
Questo tipo di lavori sono quindi finalizzati a realizzare un’obiettivo preciso e in estrema sintesi contemplano:

  • Il contesto: la situazione, digitale, virtuale o reale nella quale stiamo progettando. Qui entrano in azione tutte le fasi metaprogettuali del metodo che viene seguito: raccolta dati e analisi del sistema, le connessioni esistenti trai vari “attori” coinvolti.
  • La strategia: ovvero la necessità di esprimere un concetto finalizzato ad una comunicazione proficua tra l’emettitore del messaggio (il nostro cliente) e l’ascoltatore (la community)
  • La creatività: il valore del concept. L’idea che, definendo la comunicazione, risulterà determinante nel settore nel quale stiamo operando grazie alla scelta della giusta modalità espressiva.
  • La tecnica: il know-how che consente di eseguire il lavoro allo stato dell’arte gestendone la leggibilità, la capacità di governare pieni e vuoti, l’uso del colore, la gerarchia di font ed immagini.
  • La condivisione: ovvero la capacità di rendere fruibile nel mondo migliore l’opera realizzata all’interno dei diversi canali di comunicazione.

Questo “iter” vale per la gran parte dei lavori che vengono realizzati su “commissione”: il destino del graphic designer, come spesso anche quello dell’artista, è essere un creativo “a richiesta”.

Graphic, visual designer e digital artist sono quindi la stessa cosa?

Non proprio. Le professioni hanno specificità diverse: anche se i percorsi formativi a volte si sovrappongono, metodi e strumenti sostanzialmente differiscono nella pratica e nella metodologi adottata.

Forse ha senso provare a definire un percorso lineare partendo dalla grafica, legata al segno e al carattere tipografico, che perviene al visual nel momento in cui incontra elementi destinati alla funzione visiva.. La comunicazione visuale può essere uno dei mezzi utilizzati dagli artisti digitali, ma non sicuramente l’unico. Al momento infatti le opere contemplate dagli NFT includono anche videoclip, testi, audio e prodotti multimediali in genere.

Opere d’arte nft

Rimane la questione delle qualità intrinseche delle opere prodotte. Ci si potrebbe chiedere se un’illustrazione creata da un grafico abbia meno “valore culturale” rispetto ad un opera d’arte digitale.
Probabilmente no. Senza scomodare il digitale, da Jules Cheret in poi arte e grafica si sono spesso incrociate e spesso la qualità di alcune creazioni pubblicitarie sono diventate dei “cult” per la cultura pop.

Abbiamo appurato che gli NFT possono essere associati a qualsiasi risorsa: meme, gif animate, video, canzoni, e altro, ma hanno trovato una delle principali e oggi più conosciute applicazioni nel commercio di “opere d’arte digitali”.

In effetti, la qualità artistica di alcuni manifesti del secolo scorso è di gran lunga superiore alla maggior parte dei prodotti digitali associati agli NFT del valore di milioni di dollari.

Il valore estetico e commerciale dell’arte digitale NFT

Gli NFT, come detto, sono “informazioni digitali” che fanno sì che il file a cui sono associate abbia una sua peculiarità e individualità, non una qualità estetica o culturale riconosciuta dalla critica di settore. Essendo unici significa che sono rari e quindi in un certo senso più preziosi, così come lo sono le cose reali “in edizione limitata”.
Dal punto di vista della qualità artistica, l’applicazione di criteri tradizionali nella valutazione estetica delle opere d’arte digitali ne evidenzia una certa banalità e bruttezza di contenuti. L’opera precedentemente citata di Beeple, un collage composto da 5000 disegni prodotti dall’artista dal 2007 ad oggi, è l’esempio principe del debole rapporto tra il valore commerciale e quello estetico di queste opere digitali.

Creare un NFT da una qualsivoglia opera digitale sembra ormai alla portata di (quasi) tutti. Se guardiamo ai grandi numeri, nell’immediato futuro probabilmente ci saranno artisti che emergeranno anche per la qualità estetica delle opere create. Quando questo accadrà ci troveremo forse a parlare della bolla degli NFT e dei costi ambientali sproporzionati causati delle enormi quantità di elettricità consumata per alimentare gli algoritmi crittografici che condividono con le criptovalute.

Michele Scarpellini
DIRETTORE CREATIVO