Quando percorriamo i corridoi di una galleria d’arte che espone opere classiche o contemporanee, ad ogni passo siamo avvolti da emozioni contrastanti, tratti unici e stili assolutamente differenti tra loro, innumerevoli messaggi nascosti in cornici dorate, incantevoli iconografie o elementi naturali.

Arte o design?

Ma nel quotidiano, le immagini che ci circondano, sono state create con la stessa passione, cura e definizione delle opere d’arte? La figura moderna del grafico o del designer può in qualche modo essere ricondotta a quella dell’artista così come è immaginata dalla maggior parte delle persone?

La risposta è complessa: non esiste infatti una linea di demarcazione definita tra ciò che è arte e ciò che è design. In entrambi i campi la componente tecnica, emozionale e sensoriale è fondamentale, quello che li differenzia è la serialità: un’opera d’arte “classica” è di solito immaginata come unica ed indissolubile mentre un lavoro di grafica contemporanea prevede la possibilità di innumerevoli “copie” (anche se a ben vedere già negli ‘70 la pop art, ad esempio con Andy Warhol, si era impadronita del concetto di copia multipla).

Un designer è quindi anche artista?

Probabilmente ci stiamo facendo la domanda sbagliata. Non è importante capire dove sia la componente “artistica” o quella “tecnica” ma capire la differenza tra l’obiettivo dell’arte e quello del design.
Quotidianamente siamo “bombardati” da immagini che purtroppo in modo passivo subiamo senza capirne la loro vera natura, per questo è sempre più complesso comprendere la differenza tra una comunicazione efficace da una priva di senso e significato.
Il visual designer contemporaneo può egli stesso essere un artista; attraverso un linguaggio fatto di forme, linee, geometrie e palette cromatiche coinvolge l’utente finale mediante esperienze rare, preziose ed uniche nel loro genere. Il Mac pro come il pennello del ‘400 è solo uno strumento nelle mani del grafico.
Quello che conta è sempre e solo la persona.

Il visual designer: conosciamolo più da vicino

Oggi, il visual designer lavora nel campo della grafica pubblicitaria ed editoriale, crea campagne visive per supportare un marchio e un brand, ma non solo; progetta interfacce, codifica segni ed immagini, in pratica, tutto ciò che leggiamo o semplicemente osserviamo; parliamo di visual design quando leggiamo l’etichetta dell’acqua minerale, la targhetta dell’ascensore, il menù di un videogioco o la scritta a caratteri cubitali che compare sulla facciata del nostro supermercato preferito. Il design ha l’obbligo di risolvere questioni di diversa natura, l’arte di manifestarle.

Qual è la vera sfida del visual designer in un’agenzia come la nostra?

Ad esempio, differenziare un brand e renderlo unico nel mare magnum dei competitors. La creatività trova vita nel momento in cui alziamo lo sguardo per ammirare la totalità dell’opera: teoria e pratica trovano vita in quell’insieme di elementi riproducibili che contraddistinguono l’identità aziendale.
Spesso abbiamo a che fare con clienti che solo apparentemente sono simili: ad esempio, negli ultimi anni, in molte aziende la componente IT e il concetto di intelligenza artificiale sono esperienze diventate ormai comuni.

Halless e il rapporto uomo-tecnologia

Negli ultimi lavori, Halless, ad esempio, realizza servizi di nuova generazione a tutela della vita delle persone e delle cose. La tecnologia è fondamentale ma non è “esclusiva”: per interpretare i loro bisogni abbiamo dovuto sempre considerare la componente umana alla base della loro attività.
Il processo di creazione dell’identità comunicativa di un’azienda, infatti, ricalca gli stessi meccanismi che si ritrovano nella ricerca degli artisti dei secoli scorsi.
Ad esempio, Monet, dipinse la cattedrale di Rouin, osservandone la struttura da angolazioni differenti e intuendo la luce come elemento predominante per la resa dell’opera. Così oggi, la fase di studio per questo cliente, ci ha portati ad osservare i loro prodotti e servizi da prospettive assolutamente differenti portandoci a racchiudere il rapporto uomo-tecnologia in una frase di poche parole:

“Lets’make the invisible, visible”.

Un claim che racchiude non solo il core business di Halless ma anche una sfida per entrambe le parti.

Un’identità per ADAT

Sempre nel comparto IT, ci siamo interfacciati con ADAT, una solida azienda che si propone come partner per la realizzazione di sistemi industriali automatizzati studiati su misura. Durante il colloquio conoscitivo con Claudio Ongaro, CEO della società, siamo rimasti rapiti da una sua frase emblematica “A volte usare una leva al posto di un computer è innovazione”.

Ed è proprio partendo dalle sue preziose parole che abbiamo dato vita ad un video istituzionale che vede meduse in lavatrici, codici in tazzine di caffè e navi in piccolissime pozzanghere. Cosa c’entra tutto questo per un’azienda che vive di soluzioni automatizzate e visione artificiale? Come Claudio anche noi dovevamo vedere la realtà in modo diverso, con altri occhi e ragionare fuori dagli schemi: lo stesso modus operandi che utilizza lui ogni volta che si interfaccia con un nuovo progetto. “Siamo il pensiero che cambia la realtà!” riassume la prevalenza dell’uomo sul mezzo: concetto che ha sempre permeato l’evoluzione delle diverse arti.

Dove trovare un visual designer

Sembrerà illogico, ma l’ultimo posto dove vuole stare un visual designer è davanti alla propria scrivania, dal momento che le ultime tendenze visuali vanno “toccate con mano” visitando fiere, eventi, mostre dedicate al design, moda e architettura. Quest’ultime rappresentano il cuore pulsante, un bagaglio imprescindibile per la creazione del background di un creativo.
Così come le nuove tecnologie sono in continuo mutamento e sviluppo, lo sono i nuovi strumenti di comunicazione, sempre più immediati e avanzati con canali e strumenti sensoriali in grado di immergere l’utente in pochi secondi in esperienze uniche.
Un esempio ne è Quayola artista romano dove nelle sue opere è riuscito a fondere la poetica stilistica dei Grandi Maestri dell’arte del passato con la sua passione per la tecnologia e i software di elaborazione grafica. Egli stesso afferma: “La tecnologia ha decisamente un ruolo molto importante nel mio lavoro, non solo a un livello di realizzazione pratica del prodotto, ma anche nello sviluppo teorico dei progetti in se. In quello che faccio la linea tra ideazione e realizzazione è molto sottile e a volte inesistente. Il mio lavoro esplora diversi campi di ricerca, dal video alla grafica, dalle performance alle installazioni, in ognuno di questi non riesco ad immaginare qualcosa che non sia legato alla tecnologia; non penso quindi sia una scelta specifica il fatto di usare un computer come mezzo creativo, ma più una direzione spontanea legata al periodo in cui viviamo.”

Elena Zanella
GRAPHIC DESIGNER